Videomaker e burocrazia
Capitolo 2
Il patrimonio artistico Italiano nei video a fini commerciali.
burocrazia per Videomaker

Il patrimonio artistico Italiano nei video a fini commerciali.

L’Italia, con i suoi 51 siti Patrimonio dell’Unesco, fa da capofila ai 170 paesi che ospitano l’intero patrimonio culturale mondiale. Da buoni videomaker italici è quindi impossibile resistere alla tentazione di coinvolgere, da nord a sud, i nostri monumenti per emozionanti brand video, spot commercial, corporate video. Ma come comportarsi nella riproduzione video, a fini commerciali, di beni artistici senza violare alcuna legge? Che ci crediate o no, c’è un codice ben preciso che ne tutela e regolamenta l’uso ed è il “Codice dei Beni Culturali (D.L. 30 dicembre 2008 conv. in L. 27 febbraio 2009 n. 14 e successive modifiche)”, di carattere amministrativo e funzionale al perseguimento dell’interesse dello Stato a garantire un controllo sulla riproduzione dei beni che fanno parte del suo patrimonio storico-artistico. Sintetizzandone il testo burocratese possiamo subito sottolineare che, ai fini della loro riproduzione, la norma assegna una facoltà all’amministrazione che ha in consegna i beni, quindi possono consentirne la riproduzione o meno, a loro discrezione. L’art. 108 del Codice prevede il pagamento di un corrispettivo per la riproduzione che viene sostanzialmente definito dall’amministrazione stessa. Quindi, cari colleghi videomaker, qualora abbiate previsto un video commercial da girare all’interno di un palazzo storico o dove il bene culturale (secolare o non) è il co-protagonista (quindi ben visibile per gran parte del video), bisogna chiedere autorizzazione e sganciare cash. Detto questo è utile sapere però che le sanzioni amministrative per la violazione di tali norme non sono contemplate nel Codice (art. 160 – 168). Sono le singole amministrazioni, che hanno in carico i beni, che possono e devono agire nei confronti dei videomaker che abbiano violato le norme del codice.

Dove il monumento, o bene culturale, si vede per un breve tratto dello spot video o fa sostanzialmente da contorno non è necessario che vi arrabattiate in fastidiose carte e permessi in carta da bollo.

Discorso a parte per il diritto d’autore, che non rientra nel codice di cui sopra : per farla breve, se nel vostro brand video è protagonista l’opera d’arte di un artista bisognerà chiedergli autorizzazione per la riproduzione ed eventualmente accordarcisi economicamente. Se invece si tratta di un’opera d’arte che non rientra nell’elenco dei beni culturali e su cui non vige più il diritto d’autore (vi ricordo che questi è valido fino a 70 anni dopo la morte dell’artista) siete liberi di riprodurla senza rischiare alcunché (con moderazione e intelligenza, nel rispetto dell’arte stessa ovviamente).

Vi invito comunque a consultare il Catalogo Generale dei Beni Culturali http://www.catalogo.beniculturali.it  per scoprire quali monumenti italiani sono presenti in elenco e per cui è bene muoversi con le richieste di autorizzazione per girare il vostro brand video, corporate video, spot commercial, video musicale.

Foto di viaggio
Video artista dipinge quadro

Ricapitolando:

Cari videomaker rampanti, se intendete riprodurre nei vostri video commerciali dei beni culturali italiani riconosciuti o girare brand video all’interno di essi avrete bisogno di un’autorizzazione scritta dall’amministrazione che ha in carico il bene, a meno che il monumento non faccia solo da contorno e si veda solo per un breve tratto del video. Stessa cosa per un’opera d’arte coperta dal diritto d’autore, ossia vi serve autorizzazione dell’artista, in caso contrario (diritto scaduto e quindi di pubblico dominio) non avrete bisogno di chiedere alcun permesso. Mettete comunque in conto che nella maggior parte dei casi le autorizzazioni verranno rilasciate a seguito di compenso economico.

Liberatorie per riproduzioni video (Image Release Form): come, quando e perché.
Cari Videomaker, vi spiegherò tutto nel prossimo articolo!

Post Correlati

Leave a comment